29.10.2004
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28.10.2004
Il venerdì da queste parti è tempo di koopavond, la sera in cui i negozi del centro prolungano lapertura fino alle nove della sera e lintera città abbandona università e uffici per H&M, Zara e la Rinascente locale dal nome impronunciabile.
In momenti come questi, di fronte a questa Babele di lingue ed etnie che cammina al mio fianco lungo le vetrine in pura lana vergine di Ljinban, mi sembra di perdere progressivamente i sensi per percepire un unico, indistinto rumore di fondo. E come entrare in trance, in uno stato di alterazione che frulla parole sconosciute, suonerie di cellulari, grandi insegne pubblicitarie, la campanella di avvertimento del tram, fritture di fast food.
Se solo piovesse a dirotto sarebbe la location ideale per la città laocoontica di Blade Runner.
A volte è sufficiente una spallata involontaria o un cambio di direzione per farmi ridestare.
Lo scorso venerdì è stata la volta del viso di una ragazza.
Trascorro anni e anni a scrutare voluttuosamente perizoma e push up ed invece rimango improvvisamente sedotto da un velo azzurro che incornicia due occhi verdi e una pelle bianchissima che il vento del nord si diverte a colorare di rosso e quel velo appare ai miei occhi come una lente focale che concentra i raggi solari esclusivamente verso il viso, nascondendo invece il resto del corpo.
Mi vien da pensare che un accessorio che nellaccezione comune occidentale limita lesibizione della sensualità femminile in realtà può scatenare una reazione opposta; rifletto anche su come uomini di diverse culture possano vivere lesperienza della seduzione.
Poi lennesima folata di un vento così freddo che sembra quasi trasportare con sé i campanacci delle slitte natalizie gela qualsiasi altra riflessione e mi ricorda che è ora di tornare a casa.
O.S.T. Eyes without a face Billy Idol
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24.10.2004
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22.10.2004
Il cinquantenne allinformation point alla stazione, la cassiera del minimarket vicino casa, limpiegata del comune: tutti comprendono e parlano perfettamente linglese da queste parti.
E il primo pensiero, frutto di una sadica associazione mentale, va al fruttivendolo sotto casa, a Catania:
Pigghia, pigghia
oppure
E chi su rialiati sti puma, pigghia
un urlatore della miglior specie, noto in tutto il quartiere ma le cui gesta riecheggiavano in tutta la città: il signor Franco.
Dove abiti?
Vicino lo stadio e i vigili del fuoco
Ma dove precisamente?
Beh, hai presente il fruttivendolo?
Ahhh siii, quello che urla dalla mattina alla sera?
No, chiariamo, il mitico signor Franco, urlava dalle sette del mattino alle dieci della sera, fino a che non è stato colpito da ictus, immagino a causa delle maledizioni lanciate dagli abitanti dellisolato; umanamente mi dispiace vederlo nel suo regno, fra melanzane e arance, ma con un espressione assai diversa da quella di un tempo ma il mio equilibrio mentale ne ha guadagnato parecchio.
Ecco, io immagino un signor Franco qualsiasi parlare inglese, consigliare ai turisti le olive in salamoia o i limoni.
Un tempo si diceva che fossero le Superga o lo zaino Invicta i segni distintivi dellitaliano allestero ma è sufficiente starlo a sentire qualche secondo per riconoscerlo. Anzi, per riconoscerCI, dato che appartengo alla categoria di chi mastica linglese senza averlo mai digerito completamente. Ne abbiamo discusso più di una volta a pranzo con un paio di colleghi stranieri, cercando di abbozzare una spiegazione per la nostra cronica mediocrità nei confronti delle lingue straniere.
Siamo partiti alla lontana, criticando il sistema scolastico italiano e il nostro finto welfare: nelle università olandesi ad esempio quasi la metà dei corsi sono tenuti in lingua inglese, libri di testo ed esami compresi.
Poi nel corso della discussione ecco la rivelazione: la tv
Qui, così come in molte altre parti dEuropa, non esiste il doppiaggio e tutti i prodotti televisivi americani vengono trasmessi in lingua originale con i sottotitoli, compresi i programmi rivolti ai bambini e ragazzi.
In Italia invece gli unici sottotitoli che usiamo sono quelli delle conferenze stampa di Trapattoni
O.S.T. Me and my charms - Kristin Hersh
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20.10.2004
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16.10.2004
L'età classica
Chissà quanti uomini nel corso delle infinite battaglie medievali sono stati trafitti da una tetta di Afrodite, inforcati da un piede di Zeus o spappolati da una coscia di Atena. Sembra che fino allepoca imperiale nella Magna Grecia fosse tutto un fiorire di statue di bronzo nei templi o nelle case dei ricconi: più facile da reperire, più semplice da modellare. Poi i Romani e soprattutto i barbari ebbero la felice idea di fondere tutte quelle inutili statue per ricavarne armi e giocare alla guerra.
I Romani erano i Cinesi delletà antica, un manipolo di pataccari con la fissa della civiltà greca. Quattro pastori ruttoni che alla fine si trovarono un impero da gestire. Non furono neanche in grado di creare un culto religioso proprio ma scopiazzarono i Greci aggirando il copyright e affibbiando un nome diverso alle divinità. I Greci erano un popolo di medici, filosofi, matematici e pedofili ma non avevano avvocati esperti come i Romani, che non facevano altro che combattere, scrivere future versioni di latino e gareggiare in dialettica e retorica: fu così che la causa fu vinta da questi ultimi e Giove e Minerva ebbero il sopravvento su Zeus e Atena.
I cool hunter li hanno inventati i Romani, altro che street style e roba simile. Decine di giovani romani, quelli che vestivano tuniche Diesel e sandali Tod's, venivano spediti in Grecia, a Taranto e Siracusa per cogliere le ultime novità della moda ellenica e riuscire a carpire i segreti della cultura del luogo. Alcuni non facevano ritorno a Roma ma aprivano una bottega, si dedicavano allarte della copia di statue greche e si trasformavano in arredatori e consulenti dimmagine per i patrizi romani. Quando le statue bronzee greche furono distrutte e fuse non rimasero altro che le copie romane ed è su quelle che, paradossalmente, molti archeologi studiano per conoscere la civiltà greca. Non disperiamo dunque: se malauguratamente il Campidoglio dovesse crollare potremmo sempre fare affidamento sulla copia a stelle e strisce.
Michelangelo e Raffaello lavorarono alcuni anni contemporaneamente a Roma per gli affreschi dei Musei Vaticani ma avevano personalità differenti.
Michelangelo era un imprenditore accentratore, uno di quelli che lavorava sedici ore filate: un toscano dallanimo brianzolo.
Nella sua azienda i sindacati erano accolti a calci nel sedere, i salari erano in nero e la legge 626 sulla sicurezza nei cantieri era continuamente disattesa. Si faceva largo ricorso a lavoratori atipici e ad apprendisti sottopagati, costretti a lavorare senza garanzie e senza la soddisfazione di vedere il proprio nome nei titoli di coda di qualche affresco o scultura.
Raffaello era un gran cazzaro. Si era costruito una discreta fama da giovanissimo grazie al suo straordinario talento ma poi aveva preferito delegare tutto ai suoi collaboratori. Raffaello era lArmani del Rinascimento: firmava piastrelle per cessi, affreschi religiosi, affreschi privati, quadri piccoli e grandi ma in realtà buona parte del lavoro era opera dei suoi collaboratori che, a dire il vero, erano ben pagati e conducevano una bella vita al pari del loro amministratore delegato. Il suo non era un atelier darte ma una vera azienda con tanto di segretaria, di account manager e direttore finanziario. Raffaello era un radical chic della peggior specie e si faceva le canne.
Ma si, lodiamo et magnifichiamo Napoleone. Salì al potere in un periodo di gran casino politico, alla fine della prima Repubblica Francese; condusse un paio di guerre, alcune vittoriose, altre un po meno; costruì palazzi senza alcun rispetto dei vincoli urbanistici; riformò a suo vantaggio da capo a piedi la giustizia; promise un futuro roseo per tutti ma il popolo continuò a vivere di brioches di monarchica memoria.
Mi ricorda qualcuno
Ah, dicono che fosse basso quanto Berlusconi..
O.S.T. Home Iggy Pop
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12.10.2004
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08.10.2004
Chissà qual è lopinione che un cinese doc ha della cucina offerta nelle migliaia di ristoranti con le lanterne rosse sparsi in Italia: probabilmente la considera un semplice surrogato della cucina locale ad uso e consumo dei turisti.
Altro che Gusto e ricette di Vissani. I ristoranti italiani a Rotterdam sono un attentato alla tradizione culinaria italica al punto che persino io, che ancora ho difficoltà a rompere un uovo, potrei improvvisarmi cuoco e vincere qualche premio come ambasciatore della cultura italiana allestero.
Il ragù viene preparato una o due volte a settimana. Si cucina un grande polpettone al sugo per poi conservarlo in frigo. Ad ogni richiesta di spaghetti alla bolognese si prende una fetta di polpettone, la si sbriciola con le mani, si aggiunge la passata di pomodoro e si fa riscaldare il tutto.
La pasta ovviamente è scotta. Viene preparata la mattina, conservata in tegami in alluminio ben chiusi, presa (quasi sempre con le mani, raramente con gli attrezzi del mestiere) nel momento in cui si riceve la comanda e riscaldata in pochi minuti.
Anche le pizze vengono violentate, non esistono forni a legna o a pietra per cuocerle ma per ragioni di tempo e di economicità si utilizzano forni elettrici.
La parolina magica che fa brillare gli occhi agli indigeni è Toscana. E sufficiente che un olio, un vino, un formaggio, una semplice bottiglia dacqua ne riporti il nome sulletichetta per farne raddoppiare il prezzo di vendita. Ma qui sono contenti così, mentre sorseggiano un bicchiere di vino corposo, elegante, al sapore di frutti di bosco che li porta con la mente a quel Chiantishire di cui hanno solo letto qualche marchetta giornalistica pagata da chissà quale assessorato comunale nelledizione locale di Cosmopolitan. Non è dato sapere se in realtà quel liquido dal colore rossastro sia un umile Tavernello. In Italia propenderei per questa ipotesi ma qui i gestori e i camerieri spiccano per onestà; non appena entra un cliente italiano si affrettano a precisare che la pasta è scotta e se insiste per avere un piatto come Dio comanda lo accontentano, pur fra le imprecazioni del cuoco, costretto ad abbandonare la sua semplice routine di cut & paste di cibi precotti.
Pasta di mamma, Raffaello, Pavarotti, Colosseo, Michelangelo: i nomi dei ristoranti evocano immediatamente i simboli della cultura italiana e il sottofondo musicale dei soliti Ramazzotti, Pausini e Pavarotti non è da meno, con qualche trasgressione estemporanea nel segno di Gigi DAlessio. Sulle pareti abbondano le gigantografie del golfo di Napoli e della costiera amalfitana, brutte copie del David e della Venere di Milo, il viso austero di Leonardo, le locandine del film Il Padrino e una bellissima foto in bianco e nero di due anziane probabilmente meridionali, ancora più probabilmente sicule, alle prese con la preparazione del pane in una cucina di inizio secolo.
Questo trionfo di luoghi comuni mi irritava parecchio le prime volte ma gradualmente ho saputo apprezzare lumanità e il calore di Vincenzo, Nicola e di tutti quelle decine di cuochi e camerieri che lavorano a queste latitudini con il loro paesello nel cuore. Vedo i loro occhi illuminarsi di gioia non appena li sento parlare dellinfanzia a Ischia o a Catania, mi diverto a chiacchierare delle scelte di Lippi con persone che amano gli azzurri ma non sono drogati da Biscardi o Mosca e allora capisco che quella veduta un po kitsch del Vesuvio è come la foto del figlio che ogni genitore tiene sulla propria scrivania in ufficio. E quei maccheroni alla norma massacrati da un anonimo formaggio da pasta invece che da ricotta salata tutto a un tratto non sembrano più tanto orrendi.
O.S.T. Call off the search - Katie Melua
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05.10.2004
Ci sono due categorie di automobilisti che mi stanno sulle palle:
quelli che guidano in autostrada a pochi centimetri dall'auto che li precede e cominciano a lampeggiare quando si è in fase di sorpasso per chiedere strada;
quelli che guidano un Suv, ovvero quei discreti e poco inquinanti fuoristrada.
"Ma tu guarda quel coglione", è la prima frase che mi viene in mente quando incontro questi due esemplari di automobilisti.
Ne parla anche Repubblica oggi, con tanto di dichiarazione del sindaco di Londra
..secondo il sindaco Ken Livingstone "quando un quattro per quattro gira per le vie di una città si è costretti a pensare che sia guidato da un idiota".
Quindi non sono il solo a pensarlo!
Nello stesso articolo è scritto anche
Un piccolo capriccio a cui, nella versione meno impegnata sul piano militare, non hanno saputo dir di no anche Ronaldo e Stankovic.
e per finire una bella foto di Schwarzenneger in posa accanto a un fuoristrada.
Sottili messaggi subliminali?
O.S.T. All things that I've done - The Killers
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03.10.2004
Catania cambia Catania 1 - Tabula rasa
Nellestate del 1995 i Rem e i Radiohead suonarono allo stadio Cibali davanti a 20.000 persone
Nel 1997 fu la volta della prima Carmen Consoli, dei Casinò Royale, degli Skunk Anansie. Prezzo del biglietto: 5000 lire
Nel 2002 levento estivo fu il concerto di Gigi DAlessio
Nel 2003 il settantaquattresimo concerto in città di Carmen Consoli. Prezzo del biglietto: 20 euro.
2004? 20 euro per assistere allevento mondano estivo: il Festivalbar.
Catania cambia Catania 2 - Reality show
Demolito un cavalcavia lungo circa venti metri nella zona del lungomare. Il sindaco ha chiesto allarcivescovo di benedire lintervento e ha montato un clamoroso evento mediatico con diretta televisiva e web cam (che non ha quasi mai funzionato per i troppi accessi contemporanei). Un cavalcavia di venti metri
Catania cambia Catania 3 - Cuorna e bicuorna
Rinviata una importante gara dappalto per un parcheggio. Motivo? Lapertura delle buste era programmata per venerdì 17 settembre.
Catania cambia Catania 4 - Campa cavallo..
Ci vorrà ancora più di un anno per completare la tratta Galatea-Stazione della metropolitana catanese. I lavori hanno avuto inizio quattro anni fa. La tratta Galatea- Stazione è lunga circa 600 metri. Mancano altri otto chilometri per completare lintera metropolitana.
Catania cambia Catania 5 - Assalto al forno delle Grucce
Grande successo a Catania delliniziativa Anziani in caserma. Non si riesce a capire perché gli anziani ufficialmente presenti nella caserma dei vigili del fuoco fossero una cinquantina ma allora di pranzo e cena la mensa fosse presa dassalto da almeno duecento persone, giovani e meno giovani. Che bravi i nonni catanesi, così legati a figli, nipoti e parentame vario al punto da avvertirli al cellulare dei pasti gratis.
O.S.T. Space Shanty - Leftfield
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